Quelle giovani con disabilità, la loro identità adulta e il confronto con la “Signorina Società”
- 3 giorni fa
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«E quando la “Signorina Società” disse: “Le vostre ragazze sono così… dolci e carine. Ma non diventeranno mai davvero donne, non credete?”, qualcuno trattenne il fiato, qualcuno si scandalizzò, altri annuirono: frasi del genere le avevano sentite più e più volte…»: il racconto di un confronto nell’àmbito di “Hp VIP Movie Life”, progetto educativo dell’Associazione Tempo Relativo che tramite la narrazione audiovisiva e l’incontro fuori dalle strutture aiuta giovani adulti e adulte con disabilità cognitiva a raccontarsi, a capirsi, a crescere

Bergamo, in un pomeriggio qualsiasi, nella sala polifunzionale di una Cooperativa Sociale. Le sedie sono disposte in cerchio. Entrano educatori, volontari, qualche genitore curioso. Al centro della scena ci sono tre figure che da anni portano avanti un progetto innovativo, per molti scomodo, per altri utopico, il progetto Hp VIP Movie Life, un percorso educativo che usa la narrazione audiovisiva e l’incontro fuori dalle strutture, scoprendo il territorio italiano per aiutare giovani adulti con disabilità cognitiva a raccontarsi, a capirsi, a crescere.
Il progetto parte da una semplice domanda: avete mai chiesto davvero a una persona con disabilità che cosa desidera per la sua vita, non dopo… cosa desidera adesso? Il metodo Hp VIP Movie Life parte dal presupposto che alla disabilità nulla sia dovuto a prescindere e propone un modello innovativo basato sul Protagonismo, sulla Collaborazione e sulla Progettualità Personalizzata.
Le persone con deficit cognitivo non sono semplici destinatari di aiuti, non sono solo utenti, ma attori attivi, attori protagonisti del proprio progetto di vita.
La dottoressa Roberta Macario, presidente della nostra Associazione [Tempo Relativo, N.d.R.], prende posto per prima. Ha un’aria concentrata e allo stesso tempo lieve, tipica di chi conosce bene il peso delle parole. Accanto a lei siede Pier Giuseppe China, coordinatore del progetto, educatore di lungo corso. A completare il trio Michele Pizio, sorridente, pragmatico, con la calma di chi ha imparato più dalla vita che dai manuali.
Davanti a loro una presenza insolita: la “Signorina Società”, una donna elegante, altissima, con la postura rigida di chi non mette mai in discussione le proprie convinzioni. «Le vostre ragazze sono così… dolci e carine. Ma non diventeranno mai davvero donne, non crede?», esordisce la “Signorina Società”, con un sorriso che parte dalle labbra ma che non coinvolge gli occhi.
Qualcuno nella sala trattiene il fiato, qualcuno si scandalizza e altri annuiscono: frasi del genere, negli anni, le hanno sentite più e più volte.
La dottoressa Macario posa le mani sulle ginocchia, senza smettere di sorridere, scuote leggermente la testa, fa un leggero sospiro e poi spara una palla di cannone: «Noi crediamo, anzi siamo certi – risponde – che una donna sia donna nella misura in cui vive, sente, sceglie. Non c’è un esame da superare. Non c’è un timbro di “perfezione” da ottenere. Le giovani donne del gruppo Hp VIP Movie Life hanno desideri, creano relazioni, provano emozioni e soprattutto hanno il diritto di essere riconosciute come adulte e come donne».
La “Signorina Società” inclina la testa, come chi ascolta qualcosa che non è in grado di capire e con tono freddo e distaccato commenta «Ma certe cose, sì, cose come affettività, sessualità, amore… in particolare cose come lo scegliere penso siano concetti davvero troppo grandi per loro. Non è più sicuro tenerle, come dire, protette?».
Il coordinatore Pier Giuseppe China si sporge leggermente in avanti, con lo sguardo chiede il permesso alla dottoressa Roberta di poter intervenire, forse sollecitato dall’affermazione “tenerle protette”. «Una donna del nostro gruppo, che da tempo ci ha fatto sapere che non è più una ragazza ma una donna, ha scelto di vivere una relazione affettiva con un ragazzo del gruppo. È lei ad avere preso l ’iniziativa. Lei è consapevole della scelta che ha fatto, forse lo è meno lui, ma questo accade a molti uomini. È felice. È adulta. La vera domanda è: perché a lei, “Signorina Società”, l ’unione del concetto donna-disabilità-amore-sesso-scelta le dà fastidio?».
La “Signorina Società” si ricompone, come se quelle parole ne avessero incrinato la compostezza. «Non è fastidio. È prudenza. È protezione». L’educatore Michele Pizio interviene: «Protezione da cosa? Dalla vita? Dagli errori? Perché gli errori li fanno tutti: uomini, donne, giovani, meno giovani. La maturità affettiva non nasce dal vietare, nasce dal guidare. Se una ragazza ha un deficit cognitivo non è un motivo per cancellare la sua identità adulta e di donna».
Il pubblico annuisce. Una madre si asciuga una lacrima: sta pensando alle volte in cui a sua figlia è stato detto «tu non puoi». Il progetto Hp VIP Movie Life nasce proprio da questa frattura culturale: la distanza tra ciò che i giovani con disabilità vivono e ciò che la società è disposta a riconoscer loro.
La dottoressa Macario, dando voce a tutti i soci della nostra Associazione, a tutti i sostenitori, agli amici, agli imprenditori sognatori e visionari, aggiunge: «Vivere è un diritto, come vivere una scelta sempre nel rispetto degli altri e la “Signorina Societa” non ha il potere di riconoscere cioè concedere. Le ragazze del gruppo raccontano davanti alla telecamera cose semplici e profonde allo stesso tempo. Parlano della voglia di truccarsi e di essere belle, per loro stesse e per chi amano; del desiderio di un abbraccio e dell’imbarazzo nel riceverlo; del primo bacio, dato o solo desiderato, o che ancora si percepisce come meta lontana; di gelosia e di possesso, di chiusura e di libertà. Parlano di famiglia, di amicizie, di divertimento, di lavoro e di musica. Parlano come giovani donne. Perché sono giovani e donne!».
Pier Giuseppe China, cogliendo l’assist della dottoressa Macario e dribblando la perplessità espressa dallo sguardo della “Signorina Società”, aggiunge: «E soprattutto rifiutano un ruolo infantile che altri hanno costruito per loro. Se ad una ragazza si forniscono solo scelte da bambina, non avrà la possibilità di sperimentare la strada dell’adultità. Ma se decidiamo di dare spazio, se ci prendiamo il rischio e gestiamo le nostre ansie, permettiamo un processo di evoluzione e crescita».
L’educatore Michele Pizio annuisce. Approfittando dello stordimento della “Signorina Società”, forse troppo impegnata a trovare delle futili repliche a quanto sta emergendo, aggiunge: «Il vero pregiudizio è pensare che la fragilità definisca chi è donna. Non è così. La fragilità è una parte della persona. Non la persona».
Fuori dalla sala, Bergamo continua la sua vita: i pullman degli studenti, le voci nei bar, i mercati che chiudono. Ma dentro, il confronto si fa più denso. La “Signorina Società”, che fino a quel momento ha mantenuto un tono sicuro, improvvisamente sembra meno certa. «Forse… è vero, conosco poco le ragazze di Hp VIP Movie Life», mormora. «È quello che accade a tutti – interviene la dottoressa Macario -, quando si ascoltano veramente le storie delle donne, con e senza disabilità, si scopre che la narrazione dominante è antiquata e piena di stereotipi. Forse la si vuole cambiare questa narrazione, ma alla fine si raccontano sempre le stesse storie. A noi non basta quel “forse”, bisogna mettere in discussione oggi e non domani ciò che per voi è certo e scontato. Ci sono da esplorare altre realtà possibili».
Pier Giuseppe China aggiunge: «Le parole “infanzia permanente” sono una violenza culturale. Non fanno bene a nessuno. Non alle ragazze, non alle famiglie, non alle comunità».
La “Signorina Società” resta in silenzio. La sua immagine impeccabile sembra incrinarsi in un punto sottile, quasi invisibile, certo continua a sorridere con aria di sufficienza, ma qualche cosa è successo.
Il confronto finisce. Le luci si abbassano. Il pubblico applaude, ma con un’attenzione diversa da quella iniziale. La “Signorina Società” si avvicina agli educatori e dice piano, come in un fuori onda: “Bravi, ma non è una strada in discesa». Roberta Macario sorride, stanca ma serena, e condividendo con Pier Giuseppe e Michele chiude l’incontro: «Nessuno vuole andare in discesa, per vedere un bellissimo panorama si mette in conto la fatica per arrivare alla vetta!».



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