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Le persone in situazione di fragilità devono essere soggetti attivi, capaci di incidere e di contribuire

  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 4 min
«C’è un tema ampio – scrivono da Tempo Relativo, prendendo spunto da una vicenda recentemente vissuta – riguardante il modo in cui la società si avvicina alla fragilità. Se infatti è positiva la crescita di attenzione per l’inclusione, questo rischia però di fermarsi alla superficie e talvolta esiste anche una forma sottile di utilizzo simbolico della fragilità. Noi invece crediamo ad esperienze in cui le persone in situazione di fragilità non siano comparse, ma soggetti attivi, capaci di incidere e di contribuire»

C’è un modo di fare educazione che non passa dalle aule, ma dai viaggi, dalle storie e dalle responsabilità reali. È quello scelto dalla nostra Associazione [Tempo Relativo, N.d.R.], realtà del territorio bergamasco e bresciano, che da anni lavora con giovani adulti con fragilità cognitive e relazionali, affiancandoli in percorsi che mescolano crescita personale, creatività e vita concreta.Da questa esperienza è nato Hp VIP Movie Life, un gruppo che ha fatto del racconto e dell’incontro, documentando le esperienze tramite video interviste, uno strumento per stare nel mondo [se ne legga ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.]. Non si tratta di attività “protette” o simulate. Al contrario, l’obiettivo dichiarato è portare i partecipanti fuori dai contesti chiusi, dentro situazioni vere, dove l’imprevisto, la responsabilità e la relazione con gli altri diventano parte del percorso educativo.Negli ultimi anni il gruppo ha attraversato città, incontrato persone, realizzato contenuti che parlano di gentilezza, crescita, viaggio. Ed è in questo contesto che si inserisce una proposta arrivata nei mesi scorsi alla nostra Associazione: una coppia di sposi ci aveva contattato per coinvolgere il gruppo nell’organizzazione del proprio matrimonio, previsto per l’estate prossima. Non un intervento simbolico, ma un contributo concreto: supporto al catering nel servizio ai tavoli, partecipazione all’intrattenimento, realizzazione delle bomboniere.Per il gruppo Hp VIP Movie Life, occasioni di questo tipo non sono semplici collaborazioni. Sono passaggi significativi, perché permettono ai ragazzi/e di misurarsi con compiti reali, di assumere un ruolo riconosciuto, di entrare in relazione con contesti che, altrimenti, resterebbero distanti. Significa prepararsi, immaginarsi, costruire aspettative. E come sempre accade, il percorso non coinvolge solo gli educatori, ma coinvolge anche le famiglie, i ragazzi e le ragazze stessi/e, che iniziano a pensarsi dentro quell’esperienza. Si lavora sui dettagli, sulle competenze, sulla gestione delle emozioni. Si crea, lentamente, una forma di fiducia.

Poi, a ridosso dell’evento, arriva la disdetta. Una comunicazione breve, motivata da ragioni esterne alla nostra Associazione, ragioni forse importanti ma che non riguardano i ragazzi/e.Nulla di insolito, se si guarda alla dinamica organizzativa di un matrimonio. Gli imprevisti esistono, i programmi cambiano. Eppure, in contesti come questo, il punto non è soltanto la decisione finale, ma il modo in cui viene presa e comunicata. Perché quando si coinvolgono persone in situazione di fragilità, ciò che si attiva non è un semplice servizio, ma un processo. Un investimento emotivo, oltre che organizzativo. Non è stata dunque la disdetta in sé a creare difficoltà, ma la leggerezza e la superficialità con cui si è entrati e usciti da questa relazione. Crediamo infatti che una telefonata non possa bastare a chiudere un accordo e ancor meno a sciogliere ciò che, nel frattempo, si era costruito con fatica, tante energie e aspettative.

Ma c’è un tema assai più ampio, rispetto allo stesso fatto specifico di cui abbiamo parlato, che riguarda il modo in cui la società si avvicina alla fragilità.Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso l’inclusione, spesso raccontata attraverso progetti, iniziative, collaborazioni. Un segnale positivo, che però rischia di fermarsi alla superficie quando non è accompagnato da una reale assunzione di responsabilità. Esiste, talvolta, una forma sottile di utilizzo simbolico della fragilità: la si coinvolge per arricchire un’esperienza, per dare ad essa un valore aggiunto, per raccontare una storia più significativa. Ma quando quella presenza smette di essere funzionale, diventa più facile fare un passo indietro, senza considerare pienamente le conseguenze.Relazionarsi con la fragilità, infatti, non è una scelta leggera, non può essere è un gesto da fare per “arricchire” un evento. Richiede tempo, consapevolezza, continuità. E il rischio è quello di trasformare valori autentici – inclusione, gentilezza, partecipazione – in elementi decorativi, buoni per il racconto ma fragili nella pratica. Cosicché in questo scarto, spesso impercettibile, si possono produrre le delusioni più profonde.

Hp VIP Movie Life è un progetto che si muove in una direzione opposta: costruire esperienze in cui le persone in situazione di fragilità non siano comparse, ma soggetti attivi, capaci di incidere, di contribuire, di assumere responsabilità reali. È una strada più complessa, che richiede tempo e che espone anche a momenti di difficoltà. La disdetta della collaborazione a quel matrimonio è uno di questi, non il più grave ma di sicuro tra i più significativi perché mette in evidenza, come detto, una questione che va oltre il singolo episodio: il modo in cui si entra in relazione con l’altro, soprattutto quando quell’altro porta con sé una fragilità.In fondo, la domanda che resta dentro è semplice. Quando si aprono queste collaborazioni, si è disposti ad assumersi davvero il peso della relazione? Oppure si tratta di esperienze a tempo, reversibili, che si possono interrompere senza conseguenze? Non sempre la risposta è esplicita. Ma è nelle modalità, più che nelle intenzioni, che si misura la qualità di un incontro. E talvolta basta una telefonata a fare emergere la verità, la distanza e la freddezza.


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